Visualizzazione post con etichetta Feste religiose. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Feste religiose. Mostra tutti i post

martedì 25 dicembre 2018

Buon e Santo Natale!



Dal messaggio di Papa Francesco:

"Il Bambino piccolo e infreddolito che contempliamo oggi nella mangiatoia protegga tutti i bambini della terra ed ogni persona fragile, indifesa e scartata. Che tutti possiamo ricevere pace e conforto dalla nascita del Salvatore e, sentendoci amati dall’unico Padre celeste, ritrovarci e vivere come fratelli! [...]
Per questo il mio augurio di buon Natale è un augurio di fraternità.
Fraternità tra persone di ogni nazione e cultura.
Fraternità tra persone di idee diverse, ma capaci di rispettarsi e di ascoltare l’altro.
Fraternità tra persone di diverse religioni."





giovedì 13 dicembre 2018

S.Lucia porta i doni

Classi quarte e quinte



In questo giorno, il più corto dell'anno, si festeggia S.Lucia, una martire cristiana, uccisa intorno al 304 d.C. sotto l'imperatore Diocleziano.
Il culto della Santa siracusana è diffuso in Italia e nel nord Europa ed è legato a varie tradizioni, come quella di portare i doni ai bambini, considerando la santa quasi una "collega" del più famoso Babbo Natale, fino alla sua invocazione per la protezione contro le malattie degli occhi.

Per i bambini che rimangono in attesa dei suoi doni, dopo averle scritto una "letterina", è tradizione che i ragazzi più grandi percorrano le strade di paese suonando un campanello da messa, richiamando i piccoli ad andare subito a letto, per evitare che la santa li veda.
Come ringraziamento alla santa per i doni che lascerà, viene preparato del cibo (arance, biscotti, caffè...) accompagnato da mezzo bicchiere di vino rosso e da fieno per l'asinello che di solito aiuta la santa a trasportare i doni.
Al risveglio, i bambini trovando i doni attesi, trovano anche nel piatto lasciato le arance e i biscotti consumati...con l'aggiunta di caramelle e monete di cioccolato, in segno del passaggio della santa e del suo gradimento del cibo offerto in dono.

Qui di seguito posto un video che riassume in pochi minuti la sua vita.
mMg


sabato 6 gennaio 2018

Arrivarono solo in tre...


"Epifania...tutte le feste porta via!"

In occasione della festività dell'Epifania, vi propongo un racconto di Bruno Ferrero. Buona lettura!
maestra Miriam

Forse non tutti sanno che un tempo, quando non esistevano i computer, tutto il sapere del mondo era concentrato nella mente di sette persone sparse nel mondo: i famosi Sette Savi, i sette sapienti che conoscevano i come, i quando, i perché, i dove di ogni cosa che accadeva. Erano talmente importanti che erano considerati dalla gente dei re, anche se non lo erano; per questo erano chiamati Re Magi.

Nell'anno O, studiando le loro pergamene segrete, tutti e sette i Magi giunsero ad una strabiliante conclusione: proprio in una notte di quell'anno sarebbe apparsa una straordinaria stella che li avrebbe guidati alla culla dei Re dei re. Da quel momento passarono ogni notte a scrutare il cielo e a fare preparativi, finché davvero una notte nel cielo apparve una stella luminosissima; i Sette Savi partirono dai sette angoli del mondo dove si vivevano e si misero a seguire la stella che indicava loro la strada. Tutto quello che dovevano fare era non perderla mai di vista.

Ognuno dei sette Magi, tenendo gli occhi fissi sulla stella, che poteva vedere giorno e notte, cavalcava per raggiungere il Monte delle Vittorie, dove era stabilito che i sette savi dovevano incontrarsi per formare una sola carovana.

Olaf, re Mago della Terra dei Fiordi, attraversò le catene dei monti di ghiaccio e arrivò presto in una valle verde, dove gli alberi erano carichi di frutti squisiti e il clima dolce e riposante; il mago vi si trovò così bene che decise di costruirsi un castello. Così, ben presto, si scordò della stella.

Igor, re Mago del Paese dei Fiumi, era un giovane forte e coraggioso, abile con la spada e molto generoso. Attraversando il regno del re Rosso, un sovrano crudele e malvagio, decise di riportare la pace e la giustizia per quel popolo maltrattato; così divenne il difensore dei poveri e degli oppressi, perse di vista la stella e non la cercò più.

Yen Hui era il re Mago del Celeste Impero, era uno scienziato e un filosofo, appassionato di scacchi. Un giorno arrivò in una splendida città dove uno studioso teneva una conferenza sulle origini delll'universo; Yen Hui non riuscì a resistere, lo sfidò ad un dibattito pubblico, si confrontarono su tutti i campi del sapere e per ultimo iniziarono una memorabile partita a scacchi che durò una settimana. Quando si ricordò della stella era troppo tardi: non riuscì più a trovarla.

Lionel era un re Mago poeta e musicista, che veniva dalle terre dell'Ovest e viaggiava solo con strumenti musicali. Una sera fu ospitato per la notte da un ricco signore di un pacifico villaggio. Durante il banchetto in suo onore, la figlia del signore danzò e cantò per gli invitati e Lionel se ne innamorò perdutamente; così finì per pensare solo a lei e nel suo cielo la stella miracolosa scomparve piano piano.

Solo Melchior, re dei Persiani, Balthasar, re degli Arabi e Gaspar, re degli Indi, abituati alla fatica e ai sacrifici, non diedero mai riposo ai loro occhi, per non rischiare di perdere di vista la stella che segnava il cammino, certi che essa li avrebbe guidati alla culla del Bambino, venuto sulla terra a portare pace e amore. Così ognuno di loro arrivò puntuale all'appuntamento al Monte delle Vittorie, si unì ai compagni e insieme ripresero la loro marcia verso Betlemme, guidati dalla stella cometa, più luminosa che mai.




Soltanto i Magi che hanno davvero vigilato non hanno perso l'appuntamento più importante della loro vita. Ogni cristiano, come una sentinella, deve stare all'erta e non lasciarsi prendere dalla pigrizia o dal torpore, perché il Signore lo aspetta alla sua culla.




mercoledì 30 novembre 2016

Feste di luce: una mappa per ricordare

Classe quinte

Dopo il percorso interculturale che ci ha portato a conoscere diverse festività religiose nel mondo legate al simbolo della "luce", vi posto una mappa riassuntiva che vi aiuterà a ripassare quanto detto.
Buono studio.
maestra Miriam


lunedì 14 novembre 2016

Diwali: il bene vince sul male

Classi quinte


Diwali ( che significa "file di luci”) è una delle feste indù più conosciute e ricordata in tutta l’India. Segna il giorno in cui il re Rama (o Ramchamdraji), dopo aver eliminato i demoni, tornò a casa ad Ayodhya. Diwali, secondo il calendario Vikram, uno dei molti calendari indù, segna l’avvio del nuovo anno. Oggi questa festa è dedicata anche a Lakshmì, dea indù della prosperità e della ricchezza, sia materiale sia spirituale, che ogni famiglia cerca di attirare dentro la propria casa con la luce.
Nella tradizione indù l’accensione delle lampade è il simbolo della vittoria del bene sul male e della liberazione dalle tenebre dell’ignoranza. 
I festeggiamenti per Diwali si protraggono per cinque giorni: in questo periodo la casa è accuratamente pulita, talvolta imbiancata e sulla soglia sono disegnate con polveri colorate e riso, intricate decorazioni (rangoli).
La festa è l’occasione per rinsaldare i legami con famigliari e amici, per pregare insieme, accendere lucerne, scambiarsi doni e auguri. 
Gli abiti migliori, i gioielli più preziosi, cenoni e fuochi artificiali sono immancabili in queste serate, che assomigliano al nostro Capodanno. I bambini celebrano Diwali raccontando la storia di Rama, indossano vestiti nuovi e mangiano dolci speciali.

Di seguito trovate un breve video con immagini tratte dai festeggiamenti per Diwali promossa dalla  Comunità Indiana di Parma, qui in Italia:


Per altre informazioni sulla festa:
- il blog della maestra Astrid ci regala un bellissimo post sulla storia e sulle tradizioni di questa festa. 




domenica 24 maggio 2015

"Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa..."


Oggi è la festa cristiana di Pentecoste, in cui si ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e su Maria. Da qui la nascita della prima Chiesa.
Lo Spirito Santo ricevuto dagli apostoli nel giorno di Pentecoste è riconosciuto fin dal Concilio di Nicea (325) come la terza persona della Trinità, un vincolo d'amore tra il Padre e il Figlio. La parola greca “pneuma”, utilizzata nel Nuovo Testamento per designare lo Spirito Santo, significa letteralmente “soffio”.

Ma cos'è in parole semplici lo Spirito Santo? O meglio ancora "CHI" è?
La terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, è la più misteriosa. Nella Scrittura è rappresentata sotto forma di una colomba, o si manifesta attraverso un'unzione salvatrice, un'acqua viva, una forte tormenta, lingue di fuoco.
Non è facile capire come un unico Dio possa essere tre Persone divine. Egli, ad ogni modo, ci ha rivelato che pur essendo un unico Dio è Dio Padre, Dio Figlio (Gesù Cristo) e Dio Spirito Santo.
Avete mai visto un trifoglio? San Patrizio usava l'esempio del trifoglio per parlare della Trinità: come questo, che è un'unica pianta con tre foglie, così c'è un unico Dio, ma in tre Persone.
Questa immagine è utile anche per imparare di più sulla Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo sono tutti Dio, ma il Padre è distinto dal Figlio, che a sua volta è distinto dallo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo è una Persona di grande rilievo nella Trinità. Ogni domenica, a Messa, i cristiani recitano le parole del Credo: “Credo nello Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio”.
Sapete cosa significa “procede”? Nel Credo vuol dire che lo Spirito Santo deriva dall'amore del Padre e del Figlio. Egli è l'amore che esiste tra il Padre e il Figlio. C'è un amore tra loro, e da quell'amore derivano molte cose grandi, compresi noi! Come ogni amore che esiste tra due persone, lo Spirito Santo è inviato per avere un impatto su di noi qui sulla terra.
Lo Spirito Santo ha un ruolo speciale nella storia perché è colui che viene inviato perché sia la nostra guida.
Prima che Gesù tornasse in Cielo nella sua ascensione, disse ai discepoli che lo Spirito Santo sarebbe rimasto con loro (e con noi!): 
“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv 14:16-17).
A Pentecoste, che è il "compleanno" della Chiesa, lo Spirito Santo è disceso sugli apostoli nella forma di una lingua di fuoco, ed essi sono stati improvvisamente capaci di farsi capire in lingue che prima non conoscevano.
San Pietro ha detto a chiunque fosse riunito il giorno di Pentecoste che lo Spirito Santo era arrivato nella Chiesa: 
“Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni 
e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno” (Atti 2:17-18).
E oggi? Come ricevere lo Spirito di Dio? 
Con la Pentecoste, lo Spirito viene donato a tutti. Dopo gli apostoli, i cristiani di ogni tempo sono chiamati a proclamare Cristo e la sua parola, “in ogni occasione opportuna e non opportuna” (2 Tim 4, 2). Attraverso i sacramenti, soprattutto il Battesimo e la Confermazione, egli dà al credente quella “forza” nella quale l'uomo, “con la sua vita, rende vera la grazia del suo Battesimo, e diviene 'testimone' per Cristo”.
Attraverso il sacramento della Cresima, si ricevono i doni dello Spirito Santo; egli sarà con noi per aiutarci durante tutta la nostra vita!
Come è stato con la Chiesa nella Bibbia, lo Spirito Santo è con la Chiesa anche oggi per guidarla e rafforzarla attraverso molti doni. I sette doni principali che vengono offerti dallo Spirito Santo sono la scienza, la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la pietà e il timor di Dio. Abbiamo la benedizione di poter pregare lo Spirito Santo per chiedergli questi doni mentre cerchiamo di condurre una vita santa. Quando riceviamo il sacramento della Confermazione, siamo benedetti dallo Spirito Santo in modo particolare. Con il sacramento della Confermazione, il credente si impegna a occupare il proprio luogo nella Chiesa e ad approfondire la propria vita di cristiano.
Lo Spirito Santo, quindi,  è inviato da Dio Padre e da Dio Figlio perché sia con noi mentre cerchiamo di praticare le virtù. Possiamo contare su di lui per ricevere i doni spirituali di cui abbiamo bisogno per perseverare e crescere nella fede, e possiamo pregarlo molte volte al giorno, dicendo semplicemente: “Vieni, Santo Spirito!”.

(tratto e riadattato da aleteia.org

Buona domenica di Pentecoste!



mercoledì 24 dicembre 2014

Una notte di attesa....

Siamo giunti anche quest'anno alla Vigilia di Natale!
Nella tradizione del mondo occidentale (le Chiese ortodosse, secondo il calendario giuliano, celebrano la Vigilia di Natale il 6 gennaio) assume una grande valenza simbolica poiché si celebra, nella notte, la nascita di Gesù, in una grotta di Betlemme, nella Giudea, regione della Palestina. Secondo i Vangeli, seguendo una stella di Betlemme, i re Magi venuti dall'Oriente trovarono un bambino che giaceva in una mangiatoia: ne riconobbero l'importanza e gli offrirono oro, incenso e mirra.

Per il fedele cristiano, la veglia notturna della vigilia serve da transito verso il mistero della nascita del Dio che si fa uomo ed entra nella storia dell'umanità: si danno gli ultimi ritocchi al presepe, ci si prepara per la messa di mezzanotte, in una attesa che ha lo scopo di far presente e reale il miracolo della nascita di Gesù.

Qui potete trovare un simpatico video in cui alcuni bambini della chiesa di San Paolo, ad Auckland, in Nuova Zelanda, recitano divertendosi per mettere in scena una drammatizzazione che racconti la nascita di Gesù. Sono stati bravi e divertenti. Spero piaccia anche a voi e vi faccia ricordare, sorridendo, il significato del Natale.

Comunque passiate questa notte, non siatene solo "spettatori" ma vivetela nel suo vero significato.
Auguri!
mMg







lunedì 17 novembre 2014

Ebraismo: la maggiore età e il Bar-Mitzvah

Classi quinte

Abbiamo accennato in classe alla festa celebrata dai ragazzi ebrei quando raggiungono la maggior età, il Bar o Bat Mitzvah.
Ecco un approfondimento con alcune notizie in più....

Buona lettura!
mMg




Il Bar-Mitzvah (alle lettera, “figlio del comandamento”) e il Bat-Mitzvah (“figlia del comandamento”) si verificano quando i ragazzi ebrei raggiungono l’età matura. Secondo la tradizione religiosa, le ragazze raggiungono l’età della responsabilità a 12 anni mentre i ragazzi a 13.

Una volta raggiunta l’età per celebrare il Bar-o il Bat-Mitzvah, i ragazzi e le ragazze sono obbligati a seguire i comandamenti e sono ritenute persone moralmente responsabili delle proprie azioni, tanto che i ragazzi sono da quel momento considerati come membri del gruppo minimo di dieci persone necessario per poter celebrare il culto. Essi possono inoltre guidare le liturgie e leggere la Torah.
La legge ebraica non prevede alcuna cerimonia per celebrare il Bar- o il Bat-Mitzvah. Un ragazzo o una ragazza che raggiungono rispettivamente i 13 e i 12 anni di età diventano automaticamente membri a pieno titolo della comunità, indipendentemente dal fatto che l’evento sia festeggiato con un rito o meno. Di fatto, però, è diventata tradizione diffusa quella di festeggiare il Bar-Mitzvah con una grande cerimonia.

Il Bar-Mitzvah - celebrazione per i ragazzi
Uno dei comandamenti che diventa vincolante per un ragazzo, una volta raggiunta l’età del Bar-Mitzvah, è quello di indossare i Tefillin, gli astucci neri che contengono i passaggi della Torah, durante la preghiera del mattino. Nelle famiglie ebraiche tradizionali, per i giovani ragazzi ricevere e indossare i Tefillin per la prima volta costituisce un momento molto emozionante e commovente.
Nelle comunità tradizionali, la parte più importante del rito si svolge nella sinagoga dove il ragazzo è chiamato a proclamare una benedizione di riferimento alle letture settimanali della Torah. Di solito ciò accade nel primo sabato dopo il tredicesimo compleanno del ragazzo. Oltre a proclamare la benedizione, molti ragazzi leggono anche la porzione settimanale dai rotoli della Torah (Parashah) e cantano l’Haftarah, la lettura aggiuntiva tratta dal libro dei Profeti. Dato che la Torah è scritta senza vocali e note musicali, imparare a leggere e a cantare i brani previsto dalla settimana (che possono occupare anche molti capitoli) è un compito arduo e i ragazzi iniziano a prepararsi molti mesi prima del Bar-Mitzvah. 
Il rabbino della comunità solitamente rivolge un discorso particolare al ragazzo, adattando il commento alla lettura della settimana per offrire insegnamenti importanti circa la vita del giovane nella comunità. Anche il ragazzo tiene una riflessione, prendendo spunto dalla Torah e condividendo il significato che quel giorno riveste per lui.

Il Bat-Mitzvah - celebrazione per le ragazze
Mentre la celebrazione del bar-Mitzvah è molto simile in tutte le correnti dell’Ebraismo (ortodosso,
conservativo e riformato), il modo in cui si celebra il Bat-Mitzvah dipende largamente dal movimento religioso al quale la ragazza appartiene. Fino al secolo scorso non esisteva nessun evento o celebrazione che ricordasse il bat-Mitzvah (un’eccezione degna di nota è rappresentata dalla comunità ebraica italiana che celebra l’evento da molto secoli).
Attualmente, in molte comunità ortodosse, l’evento è malapena notato ed è celebrato solo con una piccola festa per la ragazza e qualche amica. Con la nascita dell’Ebraismo conservativo e riformato, l’enfasi posta sull’uguaglianza nella partecipazione maschile e femminile ha contribuito a diffondere l’uso di celebrare il Bat-Mitzvah con le stesse modalità del Bar-Mitzvah.
Nelle comunità conservative e riformate, la celebrazione del Bat-Mitzvah comprende per la ragazza anche la lettura della Torah e la guida del culto in sinagoga. Nelle comunità ortodosse si sta invece diffondendo l’uso di liturgie aperte solo alle donne, nelle quali la ragazza che celebra il Bat-Mitzvah può leggere la Torah. In genere, essa tiene anche un breve discorso su un tema legato alla Legge.


Vi posto anche qui di seguito un video che racconta la celebrazione ebraica in onore di un ragazzo che per la prima volta legge la Torah stando di fronte alla sua comunità. Buona visione!





sabato 1 novembre 2014

Commemorazione dei Defunti - Tradizioni in Italia e nel mondo


Il 2 novembre, secondo la tradizione della Chiesa cristiana, si commemorano i defunti.
E' abitudine recarsi al cimitero a far visita ai nostri cari, portare dei fiori sulla tomba delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita e che ora non sono più con noi, ma che ricordiamo con affetto.
Il fiore tipico di questi giorni è il crisantemo, a cui è legata una leggenda giapponese. La conoscete? Ve la riporto qui di seguito:
 In una casetta del bosco vivevano una mamma e una bambina. Intorno alla casetta sbocciavano bellissimi fiori; quando giunse la brutta stagione, tutti i fiori appassirono.
Solo uno era rimasto alla bimba, perché ella lo aveva conservato in casa. Un giorno la mamma della bimba si ammalò gravemente; allora colse il fiore e l’offrì alla Madonna, perché facesse guarire la sua mamma.
 Mentre pregava sentì una voce: << La tua mamma vivrà tanti anni quanti sono i petali del fiore che mi hai donato!>>. La bimba contò i petali del fiore e vide che erano pochi; allora per amore della mamma, ridusse i pochi petali in tante striscioline. Così i petali divennero molti e la mamma visse per tanti anni.
Nacque così il crisantemo, il fiore dai mille petali. 

Se volete costruire il vostro crisantemo, magari con un lavoretto manuale, potete prendere spunto dalla foto. E' un lavoretto che la maestra Nella ha fatto costruire ai suoi alunni con della carta crespa.
Andate qui per scoprire come!

Voi conoscete qualche tradizione legata a questa festività?
Vi propongo un interessante articolo pubblicato dalla rivista FocusJunior in cui sono illustrate in modo sintetico alcune tradizioni curiose legate a questa festa, tradizioni presenti nelle regioni italiane ma anche nel resto del mondo. Cliccate qui per scoprirle!

Buona lettura!....e domani non dimenticate di fare una visita al cimitero!
mMg 

domenica 20 aprile 2014

Buona Pasqua!

Per condividere insieme a voi la gioia della Risurrezione di Gesù, vi propongo questi video dove artisti con mani sapienti lavorano la sabbia fino a far emergere immagini che raccontano la storia della Passione di Gesù, dal Giovedì Santo fino alla Domenica di Pasqua in cui Gesù è risorto.
I video sono accompagnati da una voce narrante, purtroppo in lingua inglese! Ma le illustrazioni risultano comunque comprensibili.
Buona visione e....ditemi se questi "Artisti della sabbia" non sono fantastici!


Buona Pasqua a tutti!


L'Ultima Cena



Il tradimento di Giuda



La crocifissione



La Risurrezione e i discepoli di Emmaus - L'Ascensione

domenica 13 aprile 2014

Inizia la Settimana Santa



Ci siamo! Anche quest'anno la Pasqua si fa più vicina con l'inizio della Settimana Santa.
Nella Domenica delle Palme, come già sapete, si ricorda l'ingresso trionfante di Gesù nella città di Gerusalemme.
Gironzolando su YouTube ho trovato questo video di animazione che, sebbene non utilizzi un linguaggio parlato, risulta simpatico e originale nel suo modo di raccontare la scelta di Gesù di entrare comunque a Gerusalemme in occasione della Pasqua ebraica, nonostante il pericolo fosse già presente.
Spero vi aiuti a meditare in modo personale su quanto accaduto in quei giorni che ciascun cristiano oggi si appresta a rivivere.
Buona Settimana Santa a tutti!
mMg



giovedì 27 febbraio 2014

La festa ebraica di Purim

In occasione dell'avvicinarsi del nostro Carnevale, posto alcune informazioni su una festa ebraica che un po' lo ricorda: mi riferisco alla festa di Purim, durante la quale anche gli ebrei si travestono per celebrare una grande vittoria segnata per la storia del loro popolo.
La Bibbia, infatti, nel libro di Ester (capitoli 1-8), racconta un fatto accaduto circa 2.500 anni fa in Persia, durante il regno di re Assuero e di come questa regina riuscì a salvare il popolo dallo sterminio, orchestrato da un perfido ministro del re, Haman.
Se volete leggere la storia, potete cliccare qui per accedere al racconto.

La festa ebraica di Purim (letteralmente il nome della festa significa "sorti") dura due giorni, uno dei quali dedicato al digiuno, in ricordo della regina Ester che digiunò e pregò Dio prima di recarsi dal re per difendere il suo popolo; nell'altro si legge l’intera storia della regina Ester ricordando come, insieme allo zio Mardocheo, questa abbia contribuito a salvare il popolo ebreo dalle mani del perfido ministro Haman. A proposito di questa lettura, una caratteristica curiosa e molto divertente per i bambini è quella di fare molto rumore con una "raganella" ogni qualvolta viene pronunciato il nome di Amàn. Sapete cos'è una raganella?
È uno strumento molto rumoroso, che si adopera durante la lettura della Meghillà. Ogni volta che viene citato il nome del vile e crudele Haman, i ragazzi agitano le raganelle, facendo un gran fracasso, per dimostrare il loro disprezzo nei suoi riguardi.

Durante la festa è consuetudine banchettare e vestirsi in maschera, scambiarsi doni e offrire elemosine ai bisognosi. Il tutto in un clima di festa, gioia e divertimento, simile a quello che noi viviamo durante il Carnevale.
Come dolce tipico, vengono mangiate le "orecchie di Haman", triangoli di pasta fritta, serviti con zucchero a velo, frutta secca e anche in varianti con marmellata di prugne (QUI potete trovare la ricetta per cucinare questo dolcetto!).


Anche la musica e le danze sono un elemento che in ogni festa non manca mai, e nemmeno a Purim! Di seguito, potete ascoltare un canto tipico di questa festa che è "Hava Nagila" (il titolo significa "Rallegriamoci") e seguire la danza che lo accompagna. Buon ascolto e buona visione!




martedì 11 febbraio 2014

Festa della Beata Vergine di Lourdes


Avrete sentito parlare qualche volta di Lourdes, no?! Ebbene, in questo sperduto paesino ai piedi dei Pirenei, in Francia, tantissimi anni fa è apparsa la Madonna ad una bambina molto povera di nome Bernadette. Non è apparsa una sola volta, ma ben diciotto volte. La prima volta è stata l’11 febbraio del 1858. 
Oggi la Chiesa, proprio in questo giorno (11 febbraio) festeggia la Vergine di Lourdes e questo giorno è detto anche “Festa del Malato”, proprio perché la Madonna a Lourdes ha compiuto, da quel giorno in cui è apparsa, diversi miracoli e da allora molti ammalati provenienti da diverse parti del mondo, ogni anno, vanno in quella grotta soli o accompagnati dai volontari di una associazione, l’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati Lourdes e Santuari Internazionali).

Ma cerchiamo di conoscere meglio la storia di Lourdes e la vita di Bernadette, divenuta santa l’8 dicembre del 1933, proprio nella festa dell'Immacolata Concezione, con le informazioni che vi riporto qui di seguito, recuperate sul sito Qumran2.net. Buona lettura!
mMg

Ecco Bernadette

La sua infanzia
Bernadette nasce il 7 gennaio 1844 al mulino di Boly. All’età di circa dieci mesi, a causa di un incidente successo alla madre, viene mandata a Bartrès da un’amica di famiglia, dove rimane per due anni. Il papà è un uomo molto sfortunato e fatica a mantenere la famiglia numerosa, perciò i Soubirous devono abbandonare il mulino iniziando il loro dramma di miseria e sofferenza. Nel 1855 a Lourdes scoppia un’epidemia di colera e tutti quelli che ne hanno i mezzi scappano: ovviamente i Soubirous rimangono, Bernadette si ammala e dopo molte sofferenze guarisce, ma l’asma e una tubercolosi ossea alle gambe per tutta la vita le minerà la salute. Nell’ inverno successivo, a causa della sempre maggiore povertà, Bernadette e la famiglia si trasferiscono al “cachot”, una stanza buia, umida e malsana di un ex-carcere. Ma le tribolazioni continuano: nel 1857 Francçois Soubirous viene arrestato con l’accusa falsa del furto di alcuni sacchi di farina. In seguito viene rilasciato per l’infondatezza dell’accusa, ma ormai i Soubirous sono stati segnati.

Il suo carattere
Nonostante le avversità, Bernadette è una ragazza vivace, ama giocare e, soprattutto, è umile. E’ povera, la più povera del paese ma non se ne vergogna, non si nasconde ed anche quando diviene il centro dell’attenzione continua a vivere al “cachot”, fino a quando l’assedio dei curiosi non è così insopportabile da convincerla a trasferirsi al collegio delle suore. L'amore dei suoi e la forte fede in Dio le fanno sopportare anche i tempi più bui, sempre a testa alta per le strade di Lourdes. Rifiuta sempre ogni offerta di denaro e rifiuta anche di essere considerata un “oggetto di culto”. La sua vera ricchezza è quella spirituale, fatta di semplicità, umiltà e disponibilità verso tutti. Per questo la Madonna la sceglie.

L’ospedale di Lourdes
Il 15 luglio 1860 Bernadette viene ricoverata all'ospedale, per un ennesimo attacco di asma, dove rimane fino alla sua definitiva partenza da Lourdes. Qui, pur essendo protetta, oltre agli incontri con i devoti e i curiosi è anche sottoposta ad una serie di interrogatori da parte delle autorità. Vive quì sei anni e lì matura la scelta di diventare suora.


Il convento di Nevers
Il 7 luglio 1866 parte per Nevers, dove vive un’alternanza di piccole gioie quotidiane, di preghiera, di soddisfazioni per il lavoro in infermeria ma anche di umiliazioni. Dal maggio 1870 al gennaio 1871 sempre a causa della sua scarsa salute più volte le è somministrata l’Estrema Unzione. Una volta terminato il noviziato Bernadette, ora suor Maria Bernard, non ha, come le altre, una destinazione ed un incarico ben preciso in quanto giudicata “buona a nulla”, ma il solo incarico della preghiera ed in via ufficiosa viene anche messa a lavorare in infermeria dove prende su di sé ogni compito e responsabilità, in silenzio. Neanche a Nevers le viene risparmiato il supplizio di parlare delle apparizioni ad “estranei illustri”. Nel 1869 deve subire la visita dei redattori delle prime due edizioni, diverse tra loro, del racconto dei fatti di Lourdes, redattori che volevano convincerla a legittimare la propria versione dei fatti: in quel momento Bernadette capisce che ogni sua parola viene utilizzata come un’arma. Nel 1875 la storia di Bernadette si confonde con quella delle sue malattie. Dall’11 dicembre 1878 è costretta a letto.


La sua agonia e morte
Quella di Bernadette, prima della morte, è una lunga agonia fisica e, soprattutto, spirituale: le costava tantissimo l’inattività, l’essere di peso e il non poter svolgere più alcun servizio. Il 28 marzo 1879 le si propone un’altra volta il sacramento dell’Estrema Unzione. Bernadette accetta per obbedienza il sacramento e si prepara alla fine. Muore il 16 aprile 1879.


Il papà di Bernardette
Francçois Soubirous nasce a Lourdes il 7 luglio 1807 e muore il 4 marzo del 1871. Sposa Louise Casterot il 9 gennaio 1853. E’ mugnaio. Un giorno mentre scalpella le ruote del mulino perchè logore, una scheggia gli rovina irreparabilmente l’occhio sinistro. Le sue condizioni economiche non sono mai state troppo buone, il 24 giugno del 1854 abbandona con la famiglia il mulino di Boly lavorando a giornata qua e là fino a ridursi alla miseria. Un giorno al fornaio vengono rubati due sacchi di farina e Francçois è sospettato del furto e arrestato. (“E’ la miseria che lo rende sospettabile!”). Verrà rilasciato perché riconosciuto innocente ma il disonore del carcere si aggiungerà alla povertà. Nonostante le apparizioni e la notorietà, resterà sempre umile e disagiato.


La mamma di Bernardette
Luoise Casterot nasce a Lourdes il 28 settembre 1825 e muore l’8 dicembre 1866 pochi mesi dopo la partenza di Bernadette per Nevers. Sposa Francçois a 17 anni, lui ne aveva 34. Ha 9 figli dei quali solo cinque sopravvivono. E’ molto severa nei riguardi dell’educazione dei figli. Ci tiene molto alla loro cura e lavora per loro duramente. Ha delle attenzioni particolari per Bernadette a causa dei suoi numerosi problemi di salute. Di fronte alle apparizioni è in un primo momento ostile, alle amiche dice: “Ho una figlia stupida e malata, e ora è convinta di avere delle visioni!”. In seguito però cambia idea e accompagna spesso la figlia alla grotta Massabielle.


LA GROTTA DI MASSABIELLE
Il cuore e l’attrattiva di Lourdes per milioni di pellegrini è la Grotta di Massabielle. La Grotta è un semplice incavo nella roccia, dove un tempo andavano a riparo i maiali. In questo luogo, l’11 febbraio 1858, Bernadette vede una giovane donna vestita di bianco, con una fascia azzurra e una rosa gialla su ognuno dei piedi che tiene un rosario sul braccio. Il nome Massabielle deriva da “massavielle” che nel dialetto locale significa “vecchia roccia”. Infatti è una massa rocciosa alta 27 metri. E’ circondata da alberi, ricoperta da cespugli ed edera. E’ annerita dal fumo dei ceri collocati in un grande candelabro e che vi ardono in continuazione. L’interno è formato da tre aperture irregolari e intercomunicanti. La più grande è profonda 8 metri, alta 6 e larga 5. In questa massa rocciosa e piena di crepacci in alto a destra c’è una nicchia ovale, proprio qui l’Immacolata appariva a Bernadette. All'epoca delle apparizioni il canale del mulino di Savy raggiungeva il Gave du Pau proprio davanti alla grotta di Massabielle. La confluenza del canale e del fiume formava un ponte di ciottoli e sabbia dove si trovava Bernadette al momento delle apparizioni. Il corso del fiume è stato poi deviato nel tempo per allungare lo spazio davanti alla grotta. Il 4 marzo 1864 in questa nicchia è stata collocata e benedetta una statua di marmo bianco di Carrara. Sul suo piedistallo è scolpito in dialetto locale “QUE SOY ERA IMMACULADA COUNCEPCIOU” (“IO SONO L’IMMACOLATA CONCEZIONE”). Sono le parole che la Madonna disse a Bernadette durante la 16^ apparizione.

Il fondo della grotta al tempo delle apparizioni era ricoperto da terriccio misto a sabbie ghiaia. La grotta è stata sistemata definitivamente nel 1955: ripulita al suo interno e pavimentata con lastre di marmo. Al centro è stato collocato un altare per le celebrazioni di messe e altri riti religiosi. Dietro l’altare c’è una cassetta dove si possono deporre le proprie intenzioni di preghiera. Piantato nella roccia si trova ancora il roseto che il parroco di Lourdes aveva chiesto come dimostrazione di miracolo che la “Signora” facesse fiorire nel mese di febbraio. Su di un grande candelabro a destra ardono ininterrottamente dei ceri, simbolo della devozione per Maria di milioni di fedeli pellegrini a Lourdes. In fondo alla grotta a sinistra si trova si trova la Sorgente dell’acqua che sgorga dalla viva roccia. E’ coperta da una lastra di cristallo ed illuminata. Davanti alla grotta è stato realizzato un grande piazzale per permettere ai pellegrini di partecipare alle cerimonie o di pregare silenziosamente. Nel suo insieme, la grotta di Massabielle ha conservato quel suo aspetto semplice che l’ha sempre contraddistinta. Lì oggi, ogni giorno, durante il periodo dei pellegrinaggi, che va da aprile a ottobre, dalle 6 del mattino fino alle 9.30 di sera, vengono celebrate sante messe in diverse lingue.


La processione “aux flambeaux”
E' una tra le più belle e suggestive celebrazioni che si svolgono a Lourdes. Ogni sera i pellegrini si riuniscono davanti alla grotta alle 20.30 per partire in processione tenendo dei ceri accesi in mano. Recitano il rosario e cantano l’Ave Maria le cui strofe ripercorrono la storia delle apparizioni, le litanie della Vergine ed altri canti.
La processione si conclude abitualmente sull’Esplanade, che è la piazza di fronte all'Incoronata, con il canto del Credo o del Salve Regina e la benedizione dei Vescovi e dei preti presenti.



Altri approfondimenti:

- Notizie su Bernadette Soubirous dal sito SantieBeati

- Un filmato con la storia di Bernadette Soubirous raccontata dal canale YouTube di don Mauro Manzoni


- Un altro filmato video con la storia delle apparizioni in un film storico tradotto in italiano "BERNADETTE SOUBIROUS" di JEAN DELANNOY


domenica 2 febbraio 2014

Festa della Candelora

Oggi la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù (Lc 2,22-39), popolarmente più conosciuta come festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti"; così infatti il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.




"Per la santa Candelora
se nevica o se plora
dell'inverno siamo fora;
ma se l'è sole o solicello
siamo sempre a mezzo inverno."
(antico proverbio popolare legato al clima e alle stagioni)


La festa, come molte nella liturgia romana, ha un’origine pagana. Il mese di Febbraio era l’ultimo del calendario romano, quello che chiudeva l'anno: il termine “Februarius” (derivante da “februa”) significava “purificazione”. Il quindicesimo giorno di Februarius venivano inaugurati i Lupercali, le festività in onore del Dio Luperco, il quale, secondo la tradizione, sorvegliava le greggi e le proteggeva dall'assalto dei lupi. Il culto di Luperco era molto importante per il suo valore purificativo ed i suoi sacerdoti, godevano di gran prestigio.
Fu papa Gelasio I nel V secolo d.C. ad ottenere il permesso dal senato di Roma e “sostituire i lupercali” con la festa della candele mantenendone il significato di rito purificativo, dedicandolo però alla Vergine. Il nome venne cambiato in “Festa delle Candele” (Candelora), in quanto adottate come simbolo della purificazione. 

La candela, ricevuta oggi durante la celebrazione, è l'invito a trasformare la nostra esistenza in una candela nella mani di Dio, a passare dalle tenebre alla luce di Cristo, per essere condotti sulla via del bene.

Festa di luce, dunque la Candelora, quella luce di Cristo che illumina tutti i popoli; festa dell'incontro (così era detta anticamente) tra l'attesa profetica e il suo compimento; festa della vita, che sorge e che tramonta.
Buona festa della Candelora e....buona vita!
mMg

sabato 25 gennaio 2014

A proposito di Luce e Buio...

Classi quinte

Per continuare le nostre riflessioni di questo ultimo mese sul valore della luce, segnalo questa canzone che mette anche allegria, ma offre degli spunti per capire meglio la differenza tra "buio" e "luce" nel loro significato per gli uomini. Spero vi sia utile.
Buon ascolto!
mMg

sabato 18 gennaio 2014

Ebraismo e luce: festa di Chanukka

Classi quinte

In merito al tema della luce, nel suo valore religioso, che stiamo affrontando in classe, abbiamo citato la festa
ebraica di Chanukka, o Festa delle Luci, che quest'anno si è celebrata dal 27 novembre al 5 dicembre, festa in cui la luce sembra celebrare il suo trionfo sul buio e sulle tenebre, così come la vittoria della fede del popolo israelita sulla proibizione e sulle minacce dei popoli greci. Approfondiamone alcuni aspetti...




Le origini storiche: il miracolo del Tempio
In ebraico la parola chanukkah significa "inaugurazione" o "dedica", è infatti la festa che commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la libertà conquistata dai popoli greci,che volevano proibire agli Ebrei la pratica della Legge (Torah) e per questo avevano proibito loro l'accesso al Tempio e vietato di studiare i testi sacri o organizzare riti. Senza poter accedere al Tempio, agli Ebrei era stato imposto l'obbligo di venerare altri dèi. Tuttavia un gruppetto di loro, chiamati Maccabei, sfidarono gli invasori e si ripresero il luogo di culto.
La storia, riportata nel Talmud, racconta che, dopo la riconquista del Tempio di Gerusalemme devastato in parte dai greci (che avevano profanato il Tempio con le loro statue pagane), e aver ripulito lo stesso, per ringraziare Dio si voleva accendere il grande candelabro d'oro del Tempio (menorah), ma si trovò in una boccetta olio sufficiente ad illuminarlo solamente per una giornata (secondo il rituale si doveva usare solo olio di oliva puro - kasher). Gli Ebrei accesero comunque i lumi (da ciò deriva l'uso della Chanukkiah, il particolare candelabro a nove bracci) e, miracolosamente, quel poco olio durò otto giorni (il tempo necessario a preparare del nuovo olio kasher). Anche la vittoria dei Maccabei, pochi e male armati, sugli invasori, appartenenti ad uno degli eserciti più potenti dell'epoca, si ritiene un miracolo.

La festa
La festività dura 8 giorni ed è caratterizzata dall'accensione dei lumi, come detto sopra, di un particolare candelabro a nove braccia chiamato chanukkiah. Gli ebrei accendono ogni giorno della festa un'ulteriore candela (accendono quindi solo la prima candela nel primo giorno e aumentano di una candela ogni giorno successivo). 



I dolci tipici
A partire da un tempo non ben definito si iniziò a cucinare le sufganiot, anche dette Krapfen, cotte nell'olio: buona infatti la consuetudine di preparare cucinati con olio appunto in ricordo dell'olio di oliva della Menorah del Tempio di Gerusalemme e del suo miracolo in Chanukkah.
E così oggi in occasione della festa si cucinano......pampuches, latkes, levivot, oppure sufganiot, o bomboloni o krapfen o….praticamente qualsiasi tipo di frittella vi piaccia, purché sia fritta nell’olio! 

Con questa ricetta potete provare la versione dolce:
si prendono circa mezzo kg. di patate crude, si sbucciano, si grattano e si mescolano con un uovo, sale, due cucchiai di farina bianca. Questo impasto deve essere molle e si getta in padella a cucchiaiate. Quando le frittelle sono ben rosolate si cospargono di zucchero e si servono.

Il gioco tipico - Sevivon o dreidel
Il sevivon ( o dreidel), una sorta di trottola, veniva utilizzato dai bimbi ebrei che, quando studiavano di nascosto la Bibbia ebraica della tradizione, se sorpresi dai soldati ellenici che ne avevano impedito in parte l'adempimento, improvvisamente fingevano di giocare per non essere catturati. Questa trottola, con cui i bambini ebrei giocano ancora oggi durante la festività, sui lati presenta le lettere dell'alfabeto ebraico:
Nun (נ), 
Ghimel (ג), 
Hei (ה) e 
Shin (ש): 
che sono le iniziali di una frase dei Maestri ebrei  che tradotta diviene "Un grande miracolo è avvenuto lì".
Le regole del gioco sono semplici: 
- ogni giocatore inizia con almeno 15 monete (di cioccolato!), ma vanno bene anche fagioli, noci, sassolini o qualsiasi altra cosa, basta tutti ne abbiano lo stesso numero.
- All’inizio di ogni turno si mette una moneta ciascuno nel piatto, poi a turno si fa girare il dreidel e si guarda quale lettera rimane verso l’alto: 
Nun נ, nulla, significa che chi ha tirato non deve fare nulla. 
Ghimel ג, tutto, indica che chi ha tirato prende tutte le monete del piatto.
Hei ה, metà, sta a significare che chi ha tirato prende metà del piatto.
Shin ש, metter dentro, farà aggiungere una moneta nel piatto. 
Se durante il gioco il piatto rimane vuoto ogni giocatore aggiunge una moneta, chi rimane senza monete è eliminato.
Volete provare anche voi a sfidarvi?
Allora costruite il vostro dreidel di cartoncino con questo modellino (cliccate sull'immagine grande col tasto destro del mouse e scegliete "Salva immagine con nome" per scaricare il file sul vostro computer) e....buon divertimento!

Qui di seguito vi posto anche un video con una canzoncina tipica di questa festa:



Questo il testo in inglese, se volete seguirla o cantarla:

Chanukah, oh Chanukah, come light the Menorah 
Chanukah, oh Chanukah, come light the Menorah 
Gather around the table and lets have a treat 
Happy songs well sing and latkes well eat

And while we are singing 
The candles are burning bright 
One for each night, they shed a sweet light 
And remind us of days long ago

Oh Chanukah, oh Chanukah, a festival of joy 
A holiday, a jolly day, for every girl and boy 
Gather around the table and lets have a treat 
Happy songs well sing and latkes well eat

And while we are singing 
Well think of those days long ago 
And then well tell the story of the miracles, glory 
And dance by the candles burning low


mMg

lunedì 6 gennaio 2014

I cammelli dell'Epifania



Epifania, nell'aria quieta
guizza la coda d'una cometa
ferma all'ingresso d'una capanna
dove dolcissima canta una mamma.

Canta una mamma, lunghi ha i capelli,
immersi gli occhi tranquilli e belli,
lunghi capelli come di seta,
come la coda della cometa.

E tre cammelli, lungo la via
giungono proprio all'Epifania.
Tre re, tre magi portan con loro
in dono: mirra, incenso e oro.

Incenso, mirra e una coppa d'oro
per un minuscolo, grande tesoro.
Anche se lunga, dolce è la via
ai tre cammelli dell'Epifania.
(Fonte: www.filastrocche.it )

BUONA EPIFANIA A TUTTI!!!

mercoledì 25 dicembre 2013

Missione NAVIDAD: conosciamo il Natale?

Ciao ragazzi!
Pensate di conoscere davvero la festa del Natale? Le sue origini, le tradizioni, le leggende ed i personaggi che sono ad essa legati?
In questi giorni di vacanza, perché non approfittare del tempo libero che avete per scoprirne di più?
Se volete farlo, ho una missione per voi! Scopritela guardando il video che vi posto di seguito....
Buon lavoro e ancora auguri di Buon Natale!
mMg